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Riforma del Titolo V, il turismo ritorna materia di Stato: Celli (Enit) contrario “ci sono cose più urgenti da fare”

È contrario alla riforma del Titolo V della Costituzione, che riporterebbe il turismo sotto l’egida dello Stato, il presidente dell’Enit Pier Luigi Celli: “Ci sono cose più urgenti da fare che non discutere di assetti istituzionali, perderemmo solo tempo quando invece la priorità è operare”.

Il ddl approvato dal Governo Monti  che inizia ora il proprio iter di vaglio parlamentare, riscrive le disposizioni che nel 2001, con la prima modifica del Titolo V,avevano dato alle Regioni competenza di legiferare in diverse materie, fra cui il turismo. La riforma proposta riporta ora il turismo allo status di materia di competenza concorrente, su cui lo Stato si riprende la facoltà di dettare le linee guida a livello nazionale e lascia alle Regioni la possibilità di legiferare entro le linee stabilite.

“L’Enit deve recuperare credibilità e porsi al centro delle strategie regionali per lo sviluppo e la promozione del turismo, sapendo che occorre presentarsi sui mercati internazionali con il brand unitario Italia, sotto il cui ombrello devono rientrare i progetti di tutti” ha detto Celli. “Collaboreremo quindi con le Regioni, facendo da collante, pur con le poche risorse che il Governo ha messo a disposizione. Con i 18 milioni che abbiamo lavoreremo per promuovere i prodotti che hanno appeal, cercando di migliorare la nostra reputazione sui mercati internazionali”.

L’affondo di Celli al ddl di riforma del Titolo V condivide nel merito quello di Maurizio Melucci, assessore al turismo della Regione Emilia Romagna, che pochi minuti prima era intervenuto al convegno di apertura di TTG Incontri dichiarando che “se nel turismo l’Italia ha perso quote di mercato non è certo per colpa delle Regioni ma perché sono mancati una politica per il turismo e un piano strategico nazionale”. “Vediamo ora quante risorse il Governo metterà sul piatto per il Piano strategico del turismo che dovrebbe essere definito entro l’anno” ha detto Melucci. “I problemi dell’Italia” ha concluso “non si risolvono con il centralismo, ma con le reti di istituzioni e di imprese”.

Favorevoli alla riforma, invece, le associazioni di categoria, che all’indomani dell’approvazione del ddl si sono espresse positivamente: Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha salutato positivamente la modifica “perché ristabilisce le condizioni per sviluppare politiche di sistema”; Renzo Iorio, presidente di Federturismo, l’ha giudicata “un passo importante per il recupero di competitività e attrattività della destinazione Italia e ci auguriamo che consenta una più razionale ed efficace azione pubblica di utilizzo delle risorse”.

In linea con i “colleghi” delle associazioni anche Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi, che però si esprime con riserva: “Sì alla riforma del Titolo V, peròsono d’accordo con Celli sul fatto che non sia un’operazione prioritaria: l’attuale architettura istituzionale già consente di promuovere il brand nazionale e di sviluppare politiche coordinate a livello nazionale ma declinate secondo le specificità regionali”.

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Turismo: Visti e flussi verso l’Italia (2006 – 2011)

I viaggiatori provenienti dai paesi cosiddetti BRIC – Brasile, Russia, India e Cina – sebbene rappresentino una quota ancora contenuta del turismo straniero in Italia – sono tra i clienti potenziali più interessanti per il nostro Paese vista anche la crescita esponenziale dei flussi turistici verso l’Italia, registrata negli ultimi anni. I dati della Banca d’Italia sul turismo internazionale hanno infatti rilevato, nel biennio 2010-2011, incrementi a doppia cifra quasi in tutti i paesi BRIC, sia nel numero dei viaggiatori che nei pernottamenti ma, soprattutto, nella spesa per turismo destinata al nostro Paese. Come previsto dagli accordi internazionali, in tre dei quattro paesi cd. emergenti è necessario il rilascio del visto turistico per l’ingresso in Italia. I turisti provenienti da Russia, India e Cina sono tenuti a presentare alla Rappresentanza diplomatico – consolare italiana del luogo di residenza abituale o di origine tutta la documentazione necessaria per l’ingresso nel nostro Paese. Si tratta di una procedura piuttosto complessa perché, fra le altre cose, il visto è rilasciato a seguito della valutazione di requisiti e condizioni, in alcuni casi stabiliti direttamente dalle norme. Per questo motivo, allo scopo di favorire l’incremento dei flussi di viaggiatori provenienti dai citati paesi, recentemente il Ministero degli Affari Esteri e l’ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo hanno stipulato un accordo volto all’attivazione di procedure di accelerazione per il rilascio dei visti turistici. In base a tale accordo, l’Enit assicurerà, presso alcune rappresentanze diplomatico – consolari in Russia, Cina e India, servizi connessi al disbrigo di pratiche amministrative volte a snellire l’iter burocratico previsto.

Il 2009, anno della crisi, ha visto calare vertiginosamente il flusso di cinesi in Italia sia nel numero di viaggiatori che nei pernottamenti e, soprattutto, nella spesa. Dopo un 2010 pressoché stabile è seguito un 2011 in forte ascesa: i viaggiatori sono cresciuti di oltre il 50% rispetto al 2010 producendo anche un incremento del 10% nel numero dei pernottamenti che hanno così raggiunto quasi quota 2 milioni. Tassi di crescita altrettanto significativi si sono avuti nella spesa dei cinesi in Italia. L’andamento dei flussi turistici è ovviamente fortemente correlato al rilascio dei visti. Nel caso dei viaggiatori cinesi, la procedura di rilascio del visto è inserita nell’ambito dell’accordo ADS (approved destination status) siglato tra l’Unione Europea e la Repubblica popolare cinese nel 2003, volta alla regolamentazione dei flussi turistici dalla Cina. A seguito dell’accordo, l’Unione Europea ha ricevuto dall’Autorità cinese lo status di destinazione approvata, quindi il visto rilasciato da uno dei Paesi aderenti all’accordo è valido per tutti i Paesi dell’Unione. L’accordo per l’agevolazione delle procedure di rilascio dei visti turistici tra il Ministero degli affari esteri italiano e l’ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo ha, inoltre, influenzato positivamente la propensione dei cinesi a viaggiare oltre i confini nazionali: nel 2011 il numero di visti turistici si è incrementato di ben il 56% in confronto allo scorso anno e, con una quota del 41% del totale, il nostro Paese detiene il primato per numero di visti rilasciati ai cinesi rispetto ai paesi aderenti al programma ADS, seguito dalla Francia, con 101.437 visti e, più distante, dalla Svizzera con quasi 30.000 visti. Il balzo in avanti è notevole soprattutto se si confrontano gli oltre 150.000 visti rilasciati nel 2011 con i poco più di 5.000 visti rilasciati nel 2003. Nel 2008 e ancor di più nel 2009, la crisi economica ha prodotto un calo nel rilascio dei visti turistici, calo che ha riguardato tutti i paesi oggetto dell’analisi. In Cina, in particolare, la contrazione si è verificata anche in conseguenza delle direttive del governo cinese, volto a scoraggiare i viaggi all’estero anche a causa del pericolo rappresentato dal virus influenza A/H1N1.

Nel 2011 sono stati 210.000 i viaggiatori indiani in viaggio in Italia, essi hanno generato oltre 3 milioni 300
mila pernottamenti ed hanno speso 280 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente, si rilevano incrementi sia nel numero dei viaggiatori che nella spesa, mentre i pernottamenti sono calati di oltre l’8%. Il biennio precedente – 2009/2010 – ha visto crescere notevolmente i flussi provenienti dall’India verso l’Italia a parziale recupero degli effetti della crisi economica del 2009 che ha scoraggiato un po’ ovunque i viaggi all’estero. Nel 2010 la crescita ha riguardato soprattutto i pernottamenti che, con una quota di 3.655.000, hanno superato di oltre il 65% il dato del 2009. Incrementi a doppia cifra si sono rilevati anche nei viaggiatori e nella spesa. I notevoli cali del 2009 soprattutto nel numero dei viaggiatori e nei pernottamenti degli indiani in Italia, rilevati dalla Banca d’Italia, sono una probabile conseguenza della diminuzione nel numero dei visti turistici rilasciati dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane in quell’anno, il 14,4% in meno rispetto al 2008. Tale calo è dovuto, oltre che agli effetti generali della crisi economica, anche, nello specifico, alla chiusura di uno dei più importati ufficio visti (Consolato di Kolkata). Nel 2010 i 40.579 visti rilasciati ai turisti indiani si sono incrementati del 36,5% in confronto al 2009, mentre lo scorso anno sono rimasti pressoché stabili.

La Russia è l’unico paese, tra quelli analizzati, che non rileva, negli ultimi due anni, alcun calo. Nel 2011 i 793.000 viaggiatori russi diretti in Italia si sono incrementati del 22,2% in confronto al 2010 e già due anni fa erano cresciuti di oltre il 40% rispetto al 2009. Stesso discorso vale sia per il numero di pernottamenti incrementati di quasi il 50% nel 2011; la spesa, pari nel 2011 a 925 milioni di euro, è cresciuta dell’11% in confronto allo scorso anno. La Russia è inoltre il paese che presenta maggiori tassi di crescita negli ultimi 5 anni, soprattutto nella spesa (925 milioni di euro del 2011 contro i 263 milioni di euro nel 2006). La crisi del 2009 ha influito in misura minore sull’andamento dei flussi turistici provenienti dalla Russia verso l’Italia: un piccolo calo si è registrato solo nei pernottamenti, mentre, sia i viaggiatori che la spesa sono cresciuti, rispettivamente del 5,3% e del 9,9%. Nonostante ciò, nel 2009, il numero di visti rilasciati ai turisti russi per l’ingresso in Italia sono calati di oltre il 20%, anche a causa della generale contrazione dei consumi, prodotta dall’aumento dell’inflazione e dall’incremento dei tassi di disoccupazione. In ogni caso, nel 2010 e nel 2011 il numero di visti è tornato di nuovo ad aumentare a ritmi sostenuti.

Matera, la città dei Sassi

 

Matera è una bellissima città della Basilicata, di circa 55.000 abitanti, dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco dal 1993. È situata sulle pendici occidentali delle Murge (l’altipiano carsico al confine con la Puglia). Situata su di un altipiano e circondata dal burrone della Gravina, Matera richiama agli occhi del visitatore un paesaggio dantesco, per la natura aspra del luogo. I Sassi di Matera sono stati anche lo scenario dell’ultimo film girato da Mel Gibson, “La Passione di Cristo”.

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Il nucleo storico, i famosi Sassi di Matera,  si trova su uno sperone roccioso ed è in gran parte scavato nel tufo, mentre l’abitato più recente si è sviluppato negli avvallamenti circostanti.

In epoca romana la città (civitas) si sviluppava nella parte alta, circondata da mura, mentre nella parte bassa della montagna vi erano edifici rurali. Nel corso dei secoli però le due parti si fusero fino ad assumere l’aspetto attuale. Dopo aver perso il ruolo di capoluogo in favore di Potenza (1806), Matera attraversò un lungo periodo di profonda decadenza e di crisi che ridusse la popolazione in uno stato di povertà allarmante, con case trasformate in stalle, denunciando un pesante stato di arretratezza rispetto al resto del paese. Esisteva però un sistema di cisterne scavate e di canaletti che permetteva di raccogliere e trattenere l’acqua piovana che altrimenti si sarebbe dispersa verso il fondo valle.

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Sassi vengono divisi in Caveoso, verso sud, e Barisano verso ovest. Sono state contate circa 3000 abitazioni, molte delle quali sono ancora abitate oggi. Di fatto, si tratta di proprietà demaniali (il 70%) che a volte vengono occupate da giovani in cerca di prima abitazione. La realtà sociale ancora difficile impedisce di lasciare i sassi che possiedono servizi e allacciamenti piuttosto fortunosi. In molti casi le piccole abitazioni vengono trasformate e parzialmente rielaborate. E’ in atto un lungo lavoro di restauro di tutto il complesso.

 

Un giro attraverso i vicoli porta anzitutto alle numerose e bellissime chiese, molte delle quali ipogee. Domina l’abitato la cattedrale, un pregevole esempio di romanico pugliese, con un rosone sulla facciata in pietra locale. La costruzione, che si sviluppa sui resti di antiche cripte distrutte, venne ultimata nel 1270 per volere dell’arcivescovo Andrea e ospita frammenti di templi provenienti da Metaponto. All’interno, diviso in tre navate da colonne con capitelli diversi, è possibile ammirare affreschi bizantini, un coro ligneo del XVI secolo e un presepe in pietra di Altobello Persio del XVI secolo. Proseguendo è possibile vedere la Chiesa di San Pietro Caveoso del XII secolo, costruita a strapiombo nel sasso omonimo, mentre nel sasso opposto si trovano la Chiesa di San Pietro Barisano che risale originariamente al XI secolo ed è in gran parte scavata nella montagna, e la Chiesa di Sant’Agostino della fine del XVI secolo, edificata su una cripta rupestre del XII secolo.

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Di grande interesse le numerose chiese rupestri che si incontrano lungo il cammino, alcune della quali oggi ospitano suggestive esposizioni di arte contemporanea (soprattutto durante la stagione estiva). Sono state censite quasi 130 chiese, molte della quali presentano affreschi, altari e sculture, sono in parte scavate, in parte completate da strutture murarie o ipogee. La maggior parte di esse è testimonianza della civiltà monastica greco-bizantina fra l’VIII e il XIII secolo. Il fronte opposto a quello abitato offre una uguale ricchezza di testimonianze e la possibilità di scoprirle attraverso una piacevole passeggiata. Si ricordano la Chiesa di San Nicola dell’Ofra, la Chiesa della Madonna delle Croci, le cripte di San Eustachio, la Chiesa della Madonna di Monteverde, la Chiesa della Madonna degli Angeli, la Chiesa della Madonna del Giglio, la Chiesa di Santa Barbara e i bellissimi affreschi della Chiesa di San Nicola dei Greci.

 

Altre chiese punteggiano il tessuto cittadino: la Chiesa di San Giovanni Battista, del XIII secolo, così come la Chiesa di San Domenico, o la Chiesa di San Francesco d’Assisi i gran parte modificata nel corso del XVIII secolo, periodo a cui risale anche la Chiesa del Purgatorio Nuovo. La piccola Chiesa della Mater Domini appartenne all’Ordine dei Cavalieri di Malta e risale al XVII secolo. Il complesso di Santa Chiara, invece, risale al XVI secolo, ma fu ampiamente ristrutturato due secoli più tardi.

 

All’infelice vicenda del Conte Tramontano si lega anche quella del Castello che egli decise di far erigere durante il suo dominio. Il conte perse gran parte delle sue sostanze al gioco, fatto che fu la causa delle sue disgrazie e della sua fine: il popolo esasperato dalla pesantezza della tassazione lo uccise, e il castello rimase incompiuto.

 

Fra gli altri edifici storici di Matera si ricordano il Palazzo della Prefettura, ex convento dei padri predicatori e originario del XIII secolo, ma ampiamente rifatto, e il baroccheggiante Palazzo dell’Annunziata del XVII-XVIII secolo, antico convento, poi sede del Tribunale e dal 1981 sede della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani”. Il Palazzo del Sedile, costruito nel 1540 e ristrutturato nel 1759, presenta una facciata fiancheggiata da due torri campanarie e ornata da sei statue; oggi è sede del Conservatorio di Musica “E.R. Duni”, con annesso Auditorium. Merita anche Palazzo Lanfranchi che presenta una facciata simmetrica nell’intento di unificarlo all’attigua Chiesa del Carmine; venne costruito per ospitare il seminario Diocesano.

 

Grazie ad un’attenta opera di sensibilizzazione, operata anche da alcuni architetti locali, i Sassi dal 1993 sono stati dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, testimonianza unica nel loro genere di rifugio-abitazione-luogo di culto per un arco temporale di circa 7000 anni. Matera è un posto unico, un patrimonio italiano da vedere e da rivedere.

 

Aliano

Aliano si trova in Basilicata. E’ un piccolo comune in una zona di calanchi, le venature che l’acqua produce in un terreno argilloso con scarsa vegetazione, dando al paesaggio un senso di drammaticità unico. Anche se l’origine precisa del borgo è incerta, si hanno tracce di presenze greche ed etrusche. Aliano, luogo a lungo isolato e lontano dalle vie di comunicazione, è celebre per avere ospitato Carlo Levi, intellettuale antifascista qui inviato al confino tra 1935 e 1936: questa esperienza è stata raccontata nel suo splendido romanzo Cristo si è fermato a Eboli.

Italia, un lungo cammino nel tempo

La lunga storia d’Italia si snoda tra splendori e decadenza. Il nome Italia viene usato inizialmente nel VI secolo a.C. per indicare la zona corrispondente alla Calabria meridionale di oggi. Nel secolo successivo lo storico Antioco di Siracusa scrive un saggio sull’Italia, che nel IV secolo comprende le attuali regioni meridionali a sud di Paestum.

All’inizio del III secolo a.C. comprende anche la Campania e dopo la Prima Guerra Punica giunge fino ai fiumi Arno ed Esino, tra la Toscana e le Marche.
Ai tempi di Augusto geograficamente e politicamente è simile a quella di oggi. Nel 27 a.C. il primo imperatore romano divide l’Italia in undici regioni; Sicilia e Sardegna sono province esterne come il resto dell’impero. Si fissano anche confini precisi e nel territorio dell’attuale Principato di Monaco i Romani costruiscono il Trofeo della Turbia con l’iscrizione: Huc usque Italia, abhinc Gallia (Fin qui l’Italia, da qui la Gallia).

L’Italia è descritta da Plinio il Vecchio nel terzo libro della Naturalis Historia (77 d.C.), dove si afferma l’estensione geografica dai mari alle Alpi , con l’affermazione finale: “Questa è l’Italia sacra agli dei”. Un riconoscimento ufficiale dell’Italia che comprende anche la Sicilia, la Sardegna e la Corsica si ha nel 292, quando con Diocleziano viene costituita la Diocesi Italiciana.
Con la caduta dell’Impero Romano (476), Odoacre si dichiara Re d’Italia, titolo che poi passerà all’ostrogoto Teodorico quando (493) destituirà Odoacre.
Nel VI secolo l’imperatore bizantino Giustiniano riconquista l’Italia che considera non una provincia, ma la “signora delle province” (domina provinciarum).

L’unità territoriale si spezza con l’arrivo dei Longobardi (568), che pongono la capitale a Pavia, mente i Bizantini hanno la capitale a Ravenna. Tra il VII e il X secolo la denominazione Italia viene limitata a una parte del territori tradizionale e troviamo al sud il Ducato d’Italia, che poi sarà il Ducato di Benevento, e la Marca d’Italia in Piemonte.
La nascita del Sacro Romano Impero, con Carlo Magno (800), porta a una organizzazione che comprende anche il Regno d’Italia. La decadenza dell’impero cristiano porta a ridurne il territorio alla Germania e all’Italia centro-settentrionale. I Comuni del nord si ribellano all’imperatore tedesco e, aiutati dal Papa e dalla Sicilia, sconfiggono Federico Barbarossa. L’autonomia rivendicata da molte città porta all’affermazione dei liberi Comuni e delle Repubbliche Marinare.
Gli ultimi splendori dell’Impero si hanno con Federico II, che diventa Re d’Italia e di Sicilia, sostiene le arti e favorisce il nascere della prima letteratura italiana con la Scuola Siciliana.

Ai tempi di Dante l’Italia, oltre al significato territoriale, acquista un significato culturale e linguistico; nei secoli successivi si afferma progressivamente l’individualità storia e geografica dell’Italia ed emerge l’ansia dell’unità politica. Dal Trecento la lingua italiana si diffonde progressivamente e sostituisce il latino come lingua ufficiale dei diversi Stati italiani. L’orgoglio italiano emerge in molti eventi storici, come la Disfida di Barletta nel 1503: tredici cavalieri italiani sfidano tredici cavalieri francesi che hanno denigrato gli italiani.
Nel Seicento l’Italia è in una fase di declino con la dominazione spagnola, alla quale farà seguito la dominazione austriaca. Nel Settecento viene rilanciato il progetto di una unità politica dell’Italia e a fine secolo si manifestano i primi segni del Risorgimento. Nel 1797 a Reggio Emilia, nella la Repubblica Cispadana creata da Napoleone, viene adottata la bandiera tricolore, che poi diventerà la bandiera d’Italia. Primi segni del Risorgimento sono considerati anche la Repubblica Romana (1798) e la Repubblica Partenopea (1799).
La nascita dello Stato italiano è anticipata nel periodo napoleonico dalla Repubblica Italiana (1802) e dal Regno d’Italia (1805-1814).

Napoli, arte e cultura del Mediterraneo

Napoli è una delle più grandi ed incantevoli città d’arte del Mediterraneo. Capoluogo della regione Campania è, per grandezza, il terzo comune italiano dopo Roma e Milano. La città domina l’omonimo golfo, che si estende dalla penisola sorrentina all’area vulcanica dei Campi Flegrei ed offre una vista molto suggestiva, con l’imponente vulcano Vesuvio e, in lontananza, tre magnifiche isole – Capri, Ischia e Procida – che sembrano piccoli gioielli sorti dal mare. Oltre ai suoi splendidi paesaggi, Napoli deve la sua meritata fama anche al fascino di un centro storico che racconta 2500 anni di storia ed è stato inserito nel 1995 nel World Heritage List dell’UNESCO.

Napoli è una città dove le stratificazioni storiche e archeologiche creano itinerari di visita del tutto peculiari e incantevoli. Poco sopravvive di “Partenope”: la città greca delle origini è rintracciabile, ad esempio, nelle mura greche che passano per via Mezzocannone. Le rovine romane sono, invece, più numerose: tra le tante è situata in pieno centro l’area archeologica di San Lorenzo Maggiore, che ospita parte dell’agorà greca del V sec. a.C. e molti reperti romani di un’epoca in cui la città era già una ‘metropoli’.

La vita quotidiana e artistica di Napoli si snoda per le sue vie e i suoi quartieri brulicanti di vita e di monumenti, dalla Sanità e dai quartieri spagnoli realizzati nel ‘500, zona popolare ricca di colori e folklore, agli itinerari che si snodano lungo le vie principali. Prendendo l’arteria stradale detta “Spaccanapoli” (perché divide in due la città antica), i visitatori potranno partire dalla Chiesa del Gesù Nuovo, con la sua facciata recuperata da un palazzo signorile del ‘400, passare per la Basilica di San Domenico Maggiore di epoca angioina e arrivare, risalendo via Duomo, alla magnifica Cattedrale. Ristrutturato più volte per riparare ai danni sismici, il Duomo si sovrappone a edifici preesistenti e deve lo slancio verticale dell’odierna facciata ad Enrico Alvino, architetto dell’Ottocento. All’interno è da visitare la Cappella del Tesoro di San Gennaro che custodisce, fra le altre cose, reliquie del sangue del santo.

Un secondo percorso parte da piazza Bellini, luogo di caffè letterari, segue i portici medievali del palazzo di Filippo d’Angiò in Via Tribunali e arriva  fino a Castel Capuano. Si tratta di uno dei quattro castelli che dominano Napoli insieme a Castel Sant’ElmoCastello dell’Ovo e alla fortezza-palazzo di Castel Nuovo, detto anche “il Maschio Angioino”, realizzato sotto il regno di Carlo I d’Angiò.

Dal Maschio Angioino si può partire per un itinerario a ritroso verso piazza del Plebiscito, incorniciata dalla Basilica di San Francesco di Paola, che riecheggia nelle forme il Pantheon romano, e dal Palazzo Reale, residenza dei Borboni. Fra gli altri edifici degni di visita ci sono, poi, il Monastero di Santa Chiara, con le splendide decorazioni del Chiostro delle Clarisse, la Basilica di San Lorenzo Maggiore, che conserva testimonianze di strutture greco-romane nel chiostro interno, il Palazzo Reale di Capodimonte, con le Gallerie Nazionali che raccolgono opere di Tiziano, Raffaello, Correggio, Masaccio, Mantegna e Caravaggio e vari musei fra cui il Museo Civico Gaetano Filangieri.

L’intensa vita culturale di questa capitale dell’arte si snoda lungo i caffè della Galleria Umberto I e i suoi locali sono brulicanti di vita anche di sera, quando Napoli diventa la città degli universitari, dei musicisti, della pizza e della buona compagnia.

Lecce, un capolavoro italiano

Capoluogo dell’omonima provincia e fulcro culturale del Salento, Lecce, in Puglia, è tra le più belle città d’arte del Meridione Italiano. Lecce sa stupire e affascinare turisti e visitatori: le sue antichissime origini messapiche e i resti archeologici della dominazione romana si mescolano infatti alla ricchezza e all’esuberanza del barocco, tipicamente seicentesco, delle chiese e dei palazzi del centro.
Lo sviluppo architettonico e l’arricchimento decorativo delle facciate è stato particolarmente fecondo durante il Regno di Napoli ed ha caratterizzato il capoluogo pugliese in modo talmente originale da dar luogo alla definizione di “barocco leccese”. Uno stile del tutto originale anche per l’utilizzo della pietra leccese, un tipo di materiale calcareo, facilmente modellabile e dai colori caldi.

Le vie del centro di Lecce sono un museo a cielo aperto. Ne è un esempio la splendida piazza del Duomo, che ospita il Duomo o Cattedrale di Maria SS. Assunta – con un campanile e due facciate, una molto sobria e l’altra riccamente decorata – il palazzo Vescovile, di epoca rinascimentale, col suo splendido loggiato, e il palazzo del Seminario, particolare per la facciata decorata a bugnato e il caratteristico chiostro interno.
Poco distante, la celebre piazza intitolata al Patrono della città, piazza Sant’Oronzo, racchiude altri gioielli artistici e storici appartenenti a epoche differenti. Domina la piazza con la sua eleganza rinascimentale il Palazzo del Seggio, noto anche come il “Sedile”, oggi sede di interessanti esposizioni e mostre. Dello stesso stile architettonico è la chiesa di Santa Maria delle Grazie mentre sono testimonianze della dominazione romana il maestoso Anfiteatro, di forma ellittica, e la colonna romana, con accanto la statua bronzea del patrono.
Nei dintorni  c’è poi la Chiesa di San Giuseppe, con la sua facciata barocca, e il Castello Carlo V, bastione fortificato edificato nel ‘500 per volontà dell’imperatore Carlo V ma che comprende un corpo centrale antecedente, del XII secolo, ed elementi completati in epoca successiva, come il fossato. Usato un tempo a scopo difensivo, il Castello ospita oggi numerose mostre d’arte e iniziative culturali.

Di grande impatto visivo sono, poi, la Porta Rudiae, sormontata dalle statue del Patrono, di san Domenico e di sant’Irene, e la Chiesa del Rosario, col suo accentuato verticalismo e la splendida facciata. E’ assolutamente da visitare, per il suo armonioso equilibrio fra stile classico e barocco e la bellezza degli interni, la Basilica di Santa Croce, iniziata nel ‘300 e completata a cavallo fra ‘500 e ‘600. La monumentale facciata, opera, principalmente, di Francesco Antonio Zimbalo e Cesare Penna, è piena di simboli cristiani e sormontata da un grande rosone centrale.
Ma un tour alla scoperta di Lecce sarebbe incompleto senza vedere i suoi musei e gallerie d’arte. Fra i tanti si distinguono: il Museo Archeologico Provinciale S. Castromediano, che ospita antichissime testimonianze di epoca romana e messapica; il Museo storico della città di Lecce, che è anche galleria d’arte contemporanea; la Pinacoteca d’Arte francescana, all’interno di Palazzo Fulgenzio e il Museo del Teatro Romano che, oltre a contenere reperti provenienti dagli scavi archeologici, ospita anche una serie di nove maschere teatrali provenienti dalla Villa Adriana a Tivoli.
Come molte città del sud, Lecce vanta numerosi intrattenimenti serali, dalla musica al teatro, ed è animata da una ricca vita sociale di cui sono protagonisti soprattutto i molti giovani che frequentano la sua rinomata Università.