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Valle dell’Agri, la Valle dov’è ancora possibile ascoltare il suono del vento

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Nell’angolo nord ovest della Basilicata c’è una valle dall’atmosfera magica in cui i colori della terra, variopinti e suggestivi,  si impastano e si fondono per creare il piacere di emozionis enza tempo. E’ la Valle dell’Agri, un’ampia e verdeggiante pianura attraversata dal fiume Agri, l’antico Akiris, nel cuore del giovane Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Una terra immersa in una serena tranquillità che si offre al visitatore nella bellezza della sua natura, delle rigogliose aree boschive e dei pascoli verdi; in cui l’acqua, protagonista indiscussa, sgorga copiosa da antichissime sorgenti tra rivoli e torrenti. E’ la terra della luce e del silenzio, dov’è ancora possibile ascoltare il suono del vento.

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Venendo da sud, oltrepassati i monumentali pinnacoli della Murgia di Sant’Oronzo e il tormentato paesaggio dei calanchi, all’altezza di Spinoso, ad accogliere il visitatore è l’immenso Lago Pietra del Pertusillo, un invaso artificiale che occupa 75 chilometri quadrati di superfice. Un’oasi ammaliante per le infinite specie animali che vi dimorano, per la sterminatezza delle acque e per il paesaggio circostante ricoperto da boschi di Roverella, ricchi di funghi e tartufi. E’ il luogo ideale dove praticare la pesca sportiva (in particolare la ledgering e la pesca all’inglese), il canottaggiol’escursionismoil trekking e il bird- watching.

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Scendendo ancora verso Sud, tra i boschi di faggio e abete bianco, si raggiungono i più importanti rilievi della Valle dai quali si svela un infinito ventaglio di panorami mozzafiato.  Il Monte Raparo (m. 1764), costellato da anfratti e grotte, sfoggia fiero l’incantevole Grotta di S. Angelo, ricca di stalattiti e stalagmiti, visitabile grazie ad un’avvincente escursione speleologica Il Volturino, (m.1.835) tra faggi secolari, castagni e cerri, cela magnifiche orchidee selvatiche e singolari specie animali come la lontra, il lupo e il gatto selvatico. Per cinque-sei mesi l’anno le sue vette appaiono abbondantemente innevate e danno la possibilità al turista di praticare lo sci di fondo e lo sci alpino.

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Suggestiva la conquista della cima in alpestok e scarponi  e per i meno sportivi con una comoda seggiovia. Infine il Monte Grande di Viggiano che (m. 1723), a un passo dal cielo dove gli occhi di Dio incontrano quelli degli uomini, custodisce la sacra immagine della Madonna Nera. Sulle pendici strutture ricettive ed impianti sciistici dotati di ogni confort. Da visitare, nei pressi, la Fontana dei Pastori, la Fontana Acquafredda e il Museo del Lupo.

Abbandonate le montagne, scendendo verso valle, le dolci colline cedono il passo a fertili pianure, a campi e boschi di ogni forma e colore e al corso tortuoso e imperituro dell’Agri.  Un territorio selvaggio e incontaminato, habitat ideale di svariate specie animali e vegetali come la cicogna, la lontra o il nibbio reale e poi di coloratissime orchidee e di maestosi faggi, dove non è raro imbattersi in animali in libertà che rievocano arcaiche scene bucoliche.

Aria pura, natura incontaminata, animali e piante di rara bellezza, castelli e casaliaree archeologichevecchi mulini e fattorie didattiche, mille tradizioni e buona cucina… ecco il mix perfetto per una vacanza davvero indimenticabile!

Breve Storia del Turismo

La storia del turismo si intreccia con la storia dell’uomo e del suo desiderio di conoscenza. Intorno al 450 a.C. già Erodoto descrive l’Egitto dopo le esondazioni del Nilo: dice che le città si trasformavano in isole e tutti erano costretti a spostarsi con aiuto di imbarcazioni; all’epoca chi si spostava via terra lo faceva in genere a piedi o con il mulo o l’asino. Laddove invece si era impossibilitati a costruire strade, si usavano cammelli e dromedari. Le strade erano più frequenti in pianura, in Grecia ad esempio ce n’erano poche visto le difficoltà causate dal territorio impervio mentre a Cretasi ha notizia che ne venne costruita una pavimentata.
Grandi viaggi vennero intrapresi fin dal XVIII secolo, basti pensare ai pellegrinaggi medioevali, e alle esplorazioni iniziate nel XV secolo.
Nel XV secolo un pugno di navigatori europei aprì le rotte che portarono alle grandi scoperte geografiche, mettendo in contatto le civiltà da un capo all’altro del globo; questo incontro pose le basi per la nascita delle società di oggi, determinando una fase storica fondamentale. Fra di essi si ricorda il veneziano Niccolò de’ Conti, che viaggiò attraverso l’India approdando sulle coste meridionali della Cina; altri si incamminarono con prospettive più ampie, come gli intraprendenti Portoghesi: nel 1415 presenze erano a Ceuta in Marocco, nel 1418 a Madeira, nel 1434 doppiarono il capo Bojador sulla costa nord-occidentale dell’Africa, dieci anni dopo il Capo Verde.

Al di là delle scoperte geografiche, la storia insegna come in un primo tempo il viaggiatore proveniva da famiglie aristocratiche e viaggiava prettamente per motivi di studio, magari accompagnato dalla propria servitù. Ciò che oggi si chiama turismo, cioè il viaggio organizzato e di massa, ha invece una data di origine certa ed un inventore ben determinato: il 5 luglio 1841, Thomas Cook, sfruttando le nuove possibilità offerte dal treno, organizzò un viaggio di 11 miglia da Leicester a Loughborough: ben 570 persone vi parteciparono e il successo fu tale da spingere lo stesso Cook ad organizzare pacchetti turistici sempre più articolati, dando inizio all’industria turistica modernamente intesa.
Con l’industrializzazione, il turismo diventò alla portata di più persone, ma restavano ancora pochi quelli che si potevano permettere una vacanza.
Che il turismo fosse una importante fonte di entrate, si scoprì quindi quasi immediatamente, inoltre il turismo portava denaro anche attraverso la tassazione dei servizi correlati al turismo, basti pensare alle tasse di soggiorno o alle attuali tasse aeroportuali, oltre che indirettamente attraverso gli incassi dei fornitori di servizi.

Guardando all’Italia, si comprende l’evoluzione durante la storia del turismo della riviera adriatica, del termalismo, delle città d’arte, delle regioni del sud, del viaggiare in Italia; in una parola si legge la crescita del Paese non soltanto sul piano turistico ma su quello sociale, si legge il profilo di una nazione che in passato dal turismo ha tratto non solo ricchezza economica ma anche un patrimonio di idee ed un modello di vita.

L’Italia in particolare è stata da sempre una meta ambita grazie al clima mite e per le antichità classiche. La Liguria è da sempre gettonata perché aveva una bella stagione che durava tutto l’anno, l’Adriatico solo quella estiva a causa del clima. Anche stazioni balneari nuove (Forte dei Marmi, Viareggio) avevano solo presenze estive perchè spesso lanciate da personaggi famosi. La Costiera Amalfitana è sempre stata meta di turismo d’elite come Capri. La Sicilia invece era¨ meta solo invernale a causa del caldo eccessivo che in estate non richiamava molti turisti da fuori. La Puglia da sempre è stata meta di un turismo di tipo religioso grazie a cattedrali, basiliche e santuari, testimoni di un percorso artistico influenzato da dominazioni e signorie, che custodiscono spoglie e reliquie che li rendono importanti mete di pellegrinaggio: basti pensare a San Giovanni Rotondo, la città dove visse e morì Padre Pio; oggi la Puglia è un’attraente meta turistica per migliaia di visitatori ogni anno grazie ai porti turistici, grazie ai centri cittadini attivi estate ed inverno mete ideali per una gita in famiglia, grazie alla natura e al verde, grazie alle dune sabbiose del Salento immerse nella natura incontaminata del mare cristallino.

In ogni caso nella storia del turismo vanno considerate anche moderne iniziative come la B.I.T., una fiera tutta italiana dedicata al sistema turismo internazionale in cui gli operatori del settore possono farsi conoscere e i turisti possono avere una panoramica completa sulle offerte.
Attualmente prevale la concezione del turismo responsabile e sostenibile che si trova in qualche modo a opporsi al turismo tradizionale il quale in genere pone l’enfasi sull’evasione e il relax del turista a scapito di una interazione culturalmente profonda e sostenibile con l’ambiente in senso ampio.

Il Gran Sasso, set naturale

L’Abruzzo interno e in particolare la provincia dell’Aquila sono un set naturale utilizzato di frequente dal cinema italiano ed internazionale.

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La particolare conformazione del massiccio del Gran Sasso nel versante sud ovest che conduce da L’Aquila alla Piana di Campo Imperatore ha permesso di ambientare in queste aree alcune celebri storie cinematografiche, da Ladyhawke (Richard Donner, 1985) a Una pura formalità (Giuseppe Tornatore, 1994), da Il viaggio della sposa (Sergio Rubini, 1997) a L’orizzonte degli eventi (Daniele Vicari, 2005), da King David (Bruce Beresford, 1985) aCosì è la vita (Aldo, Giovanni & Giacomo, Massimo Venier, 1998), da Il generale dell’armata morta (Luciano Tovoli, 1982) a Il deserto dei Tartari (Valerio Zurlini).

Proprio nel borgo fortificato di Santo Stefano di SessanioGiuseppe Tornatore, ha lavorato insieme a Gerard Depardieu eRoman Polanski, protagonisti del film, per le riprese della cupa storia di Una pura formalità.

Dopo pochi chilometri da Santo Stefano attraversate il comune di Calascio con la sua Rocca, indimenticabile sfondo di Ladyhawke, ricostruita in parte grazie alle idee scenografiche di Wolf Kroeger, in modo provvisorio per esigenze di set.
Oltre al suggestivo panorama dai colori che già al naturale risultano straordinari, l’immagine di Rocca Calscio si è arricchita anche grazie all’interpretazione che di questa ha dato il direttore della fotografia Vittorio Storaro in alcune inquadrature del film, rendendola un luogo ancor più carico di suggestione, scenario della romantica storia d’amore tra Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer.

Infine la vasta piana di Campo Imperatore  che si estende per 18 km quadrati di altipiano, una sorta di piccolo Tibet, dove si aprono anche improvvisi canyon. E’ qui che, tra l’altro, moltissimi spot televisivi sono stati girati da case automobilistiche, come pure i lungometraggi  King DavidCosì è la vitaIl generale dell’armata mortaYadoAmici Miei Atto IIAutostop rosso sangue…Continuavano a chiamarlo TrinitàFrancesco solo per citarne alcuni.

Sulle tracce dei nostri avi: i percorsi della transumanza

Ancora poco esplorato dal turismo di massa, il Molise, stretto fra Abruzzo e  Puglia, è una regione che raccoglie splendidi tesori d’arte, scenari naturali mozzafiato e tradizioni millenarie. Elementi caratteristici del Molise, i tratturi sono antichissime vie d’erba battuta lungo le quali i nostri avi, dall’epoca pre-romana sino a un paio di secoli fa, spostavano stagionalmente le proprie greggi. La transumanza del bestiame, principale risorsa del Meridione contadino, seguiva percorsi rigorosi: in autunno dai freschi pascoli montani dell’Abruzzo verso quelli più caldi del Tavoliere delle Puglie; in estate il cammino inverso.

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Praticata già dai Sanniti nel VI secolo a.C., la pratica della transumanza visse un periodo di particolare splendore sotto i Romani che rinfoltirono il reticolo di tratturi per collegare meglio i centri urbani dell’impero. Molti tratturi sorgono oggi, infatti, accanto ad antiche strade romane lastricate in pietra. A differenza di queste, tuttavia, molti Giganti Verdi si sono conservati quasi intatti fino a giorni nostri: merito degli Aragonesi che, nel XV secolo, diedero nuovo slancio al commercio di prodotti d’allevamento.
Furono loro a costruire il “Tratturo Moderno”, con i suoi Tratturelli e bracci (le strade secondarie e di collegamento), i suoi 11,6 m. di larghezza, i suoi limiti stradali in pietra e le dogane per gli affari burocratici. Si conta che circa 70 comuni del Molise, fra cui Campobasso, Boiano e Isernia, siano sorti lungo questi percorsi che costituiscono, dal 1997, il Parco Regionale dei Tratturi e che, dal 2006, sono candidati ad entrare nel World Heritage List dell’UNESCO.

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I tratturi coprono, sostanzialmente, tutto il territorio del Molise, offrendo itinerari del tutto unici, come quello che unisce il Parco Nazionale del Gargano a quello di Abruzzo, Lazio e Molise. In questi tracciati, dove qualche ostinato pastore porta ancora le proprie greggi a pascolare, si ritrovano ritmi, suoni, tradizioni di un’altra epoca. Attualmente i Tratturi più importanti sono: il Tratturo Celano – Foggia, che passa attraverso il Parco Nazionale della Majella e le zone archeologiche di Vastogirardi e Pietrabbondante; il Tratturo Castel di Sangro – Lucera, dove potremo visitare il bellissimo Castello e il Tratturo Pescasseroli – Candela che copre una distanza di circa 200 km.Il tratto molisano di quest’ultimo passa per Castelpetroso, con il suo splendido paesaggio montano, dove potremo approfittare anche di una visita al Santuario della Vergine SS. Addolorata. Passate le località di Cantalupo nel Sannio, dominato dal suggestivo massiccio del Matese, e dopo Bojano e Guardiaregia arriveremo a Sepino, famosa per la sua area archeologica con i resti di epoca romana. Il tratturo tocca anche Isernia, col suo magnifico centro storico, e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.Uno dei tratturi d’epoca aragonese più famosi però è quello che collegava L’Aquila con Foggia. Detto anche “Tratturo del Re” o “Tratturo Magno”, questo tracciato passa, in Molise, per numerose località fra cui Termoli, dove merita una visita il Castello Svevo e l’antico borgo marinaro arroccato sul promontorio.
Fra una passeggiata a cavallo e una visita a monumenti e aree archeologiche non dimentichiamoci di fare una sosta per assaporare le delizie gastronomiche di questa bellissima terra dove il tempo sembra essersi fermato.

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L’ITALIA DELL’ARTE CONTEMPORANEA

Musei, gallerie, eventi e mostre nel Belpaese

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Luogo d’eccellenza della cultura, l’Italia non è solo la culla dell’arte romana, rinascimentale e barocca, ma gioca anche un ruolo importante nel panorama mondiale dell’arte moderna e contemporanea.
Musei, gallerie, istituzioni culturali e gli artisti stessi, che si organizzano in collettivi: l’arte in Italia segue il flusso degli eventi e le tecniche e i linguaggi si trasformano con i cambiamenti economici, globali, politici e socioculturali.

Dai musei delle città più grandi alle fondazioni delle città più piccole, dai vernissage alle mostre permanenti, dalle collettive alle gallerie per arrivare agli eventi multilocation, il Belpaese dà ampio spazio agli artisti contemporanei e alle loro opere.

Milano, capitale della moda e del design, è il Palazzo Reale, sede del Civico Museo d’Arte Contemporanea, il polo culturale della città.
Una passerella sospesa lo collega al Museo del Novecento, che passa in rassegna le più interessanti tendenze dell’arte dal Futurismo alla Metafisica, dal Gruppo Forma 1 alla Transavanguardia.
Il PAC, invece, è fra i primi esempi in Italia di architettura espressamente progettata per l’arte moderna e contemporanea, simile alle “Kunsthalle“.

Anche Roma dedica molti spazi all’arte contemporanea.
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) custodisce una delle più grandi collezioni italiane con quasi 20.000 opere tra pitture, sculture, disegni e stampe.
Al Macro sono invece esposti i lavori di artisti italiani della seconda metà del XX secolo e delle ultime generazioni.
E’ stato invece pensato come un luogo destinato alla sperimentazione e all’innovazione nel campo delle arti e dell’architettura, il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, progettato dall’architetto Zaha Hadid.

Due a Torino i centri dedicati all’arte contemporanea: la Galleria Civica con collezioni dell’Ottocento e del Novecento e il Museo che ha sede nella splendida residenza sabauda del castello di Rivoli.

Sempre in una magnifica proprietà ha sede anche il Museo di Villa Croce di Genova che vanta più di 3.000 opere di arte astratta italiana e straniera e arte genovese e ligure del secondo ’900.
Altro famoso centro di arte contemporanea è il Mart di Trento e Rovereto, con una collezione di oltre 15.000 opere con ampio spazio alle avanguardie del Novecento.

Venezia poi, con le sue Biennali di arte e architettura, che si tengono ad anni alterni, domina dall’alto il panorama della produzione artistica italiana.
Oltre ai Giardini e all’Arsenale, l’arte contemporanea della laguna ha il suo fulcro permanente a Punta della Dogana, l’ex porto monumentale della città dove oggi è custodita è la splendida collezione Pinault.

C’è anche un’altra Biennale che dal 1997 si conferma vetrina d’eccellenza in campo internazionale del panorama artistico contemporaneo, è la Biennale di Firenze, gemellata con la Triennale dell’India, l’esposizione più importante dell’Asia.

Opere di artisti di fama internazionale sono esposte anche a Napoli, nel Museo d’arte contemporanea Donnaregina (MADRE): da Warhol a Burri, da Fontana a Mapplethorpe, da  Kounellis a Koons, solo per citarne alcuni.

C’è poi un’intera città italiana, Gibellina, in Sicilia che, distrutta dal terremoto del 1968, è diventata  un immenso laboratorio di sperimentazione e pianificazione artistica, in cui artisti di valore come Schifano, Cascella, Arnaldo Pomodoro, hanno rinnovato lo spazio urbano secondo una prospettiva innovativa.
Inoltre la città possiede un’importante collezione d’arte che si è formata grazie al contributo degli stessi artisti.

Importanti scultori sono invece i protagonisti del Musma di Matera, interamente dedicato alla scultura e all’arte tridimensionale.
All’arte sacra è invece dedicata la Galleria d’arte contemporanea di Assisi, le cui raccolte documentano le diverse raffigurazioni iconografiche del Cristo nell’arte contemporanea.

Tanti musei dunque, ma anche molte esposizioni sono dedicate all’arte contemporanea in Italia, senza dimenticare le numerosissime gallerie sparse in tutte le città italiane da quelle nelle viuzze del centro storico di Roma a quelle milanesi di Brera, Lambrate o Tortona che si animano durante il Fuorisalone o la Tortona design week.

Un panorama composito che oggi presenta una importante novità: le mostre itineranti di “Arte accessibile“.
Cioè la nuova tendenza del mondo dell’arte che mette in mostra opere di giovani emergenti a prezzi accessibili per favorire l’acquisto e la fruizione dell’arte contemporanea anche da parte di un pubblico non specializzato.

Henri Cartier-Bresson. Immagini e Parole

Caserta, dal 1 Novembre 2012 al 14 Gennaio 2013 – Gli scatti di Cartier-Bresson alla Reggia di Caserta.

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Inaugura presso gli Appartamenti Storici della Reggia di Caserta, la mostra “Henri Cartier-Bresson. Immagini e Parole“, dopo il grande successo di pubblico e critica ottenuto a Roma.

Quarantaquattro fotografie in bianco e nero, accompagnate dal commento, tra gli altri, di Aulenti, Balthus, Baricco, Cioran, Gombrich, Jarmusch, Kundera, Miller, Scianna, Sciascia, Steinberg e Varda. Una selezione di istantanee basate su un progetto nato qualche anno fa, quando un gruppo di amici ha pensato di festeggiare il compleanno di Henri Cartier-Bresson chiedendo a intellettuali, scrittori, critici, fotografi o anche semplicemente grandi amici del maestro, di scegliere e commentare ognuno la sua immagine preferita tra le tante scattate da Cartier-Bresson.

La mostra offre una panoramica sintetica ma esaustiva dell’opera di Henri Cartier-Bresson, del suo sguardo attento e originale sul mondo, i protagonisti, gli avvenimenti principali ma anche per i piccoli e apparentemente insignificanti “attimi decisivi”.

Provincia in Festa

Provincia di Palermo, dal 2 settembre al 31 dicembre 2012- Cento giorni all’insegna di storia, cultura, spettacolo e tradizioni.

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Provincia in Festa celebra ogni anno la Provincia di Palermo con un programma di eventi artistico-culturali che si svolgono nel capoluogo e nei comuni della provincia.
La manifestazione, giunta alla sua XV edizione con un calendario sempre più ricco, ha ottenuto negli anni sempre maggiore consenso e apprezzamento.

Nel corso di questa edizione, che si svolgerà fino al 31 dicembre, tra gli eventi più attesi vi sono: “Riserve in Festa“, un’escursione tra le riserve naturali dell’isola di Ustica, di Ciminna e di Cefalà Diana, “Comuni in Festa“, con cortei storici e giornate dedicate al folklore e alle tradizioni, “Provincia in mostra” con le mostre d’arte ospitate dagli spazi espositivi della Provincia Regionale di Palermo.
Storia e ambiente saranno i temi portanti del circuito dei Castelli (otto antichi manieri e loro leggende, da Carini a Castelbuono, da Marineo a Caccamo), per cento giorni all’insegna di cultura, spettacolo, promozione dell’enogastronomia della provincia, valorizzazione dei siti storici.

La ‘Ndocciata di Agnone

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Agnone (IS), dall’8 al 24 dicembre 2012 – Nel borgo molisano rivive il rito legato ad antiche credenze

Agnone, il borgo dell’Alto Molise, in provincia di Isernia, si prepara a riaccendere la’Ndocciata, suggestivo rito natalizio del fuoco.
La manifestazione, che è stata riconosciuta nel 2011 Patrimonio d’Italia per la tradizione dal Ministero del Turismo, richiama ogni anno l’attenzione non solo dei molisani ma di migliaia di turisti provenienti da tutte le regioni.
La tradizione della ‘Ndocciata, risalente probabilmente all’anno Mille, risiede nell’antica festa della luce di origine pagana che si è trasformata in festa della luce del Natale cristiano.”‘Ndoccia“è il termine dialettale molisano che sta per “grande torcia”. Si tratta di torce alte oltre tre metri, ricavate dall’abete bianco e assemblate con ginestre secche, fino ad assumere una forma a ventaglio. Nella ritualità pagana sono un elemento tipico del legame al solstizio d’inverno. Per la credenza popolare il crepitio delle ‘ndocce serviva ad allontanare le streghe.

L’appuntamento ad Agnone è come ogni anno l’8 dicembre, dalle 18, mentre in forma minore la ‘Ndocciata si ripete anche la sera della vigilia di Natale. Ai primi rintocchi della campana di Sant’Antonio, inizia il corteo di figuranti che animano scene di vita contadina. Solo dopo arrivano le ‘ndocce, prima quelle più piccole portate dai bambini, poi quelle grandi sulle spalle dei portatori e infine i maestosi “ventagli” infuocati. La cerimonia finale si tiene in Piazza del Plebiscito, dove i residui delle ‘ndocce finiscono di ardere in un gigantesco falò detto della “fratellanza”.
Venerdi 7 dicembre verrà inoltre presentato, presso il Teatro Italo Argentino, il francobollo da collezione sulla ‘Ndocciata, nell’area tematica “Il folclore italiano”, emesso dallo Stato Italiano e dal Ministero dello Sviluppo Economico in tre milioni di pezzi .

Wine Food Festival. Emilia Romagna, dal 1 novembre al 9 dicembre 2012.

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Un viaggio di gusto in Emilia Romagna, alla scoperta dei piaceri della regione.

E’ in corso la quarta edizione del Wine Food Festival, rassegna dell’enogastronomia tipica dell’Emilia Romagna che offre tantissimi appuntamenti tra sagre, mostre mercato, fiere e degustazioni dedicati ai migliori prodotti DOP e IGP alle eccellenze enologiche della regione, dal Prosciutto di Parma al Sangiovese, dalla Mortadella Bologna agli Aceti Balsamici Tradizionali di Modena e Reggio, passando per Piadina Romagnola, pesce azzurro, Coppa Piacentina, Fungo Porcino della Val di Taro IGP, Sale di Cervia, Lambrusco, Formaggi di Fossa di Sogliano e Talamello e tanto altro.

I singoli eventi permetteranno di scoprire, nello spazio di un indimenticabile fine settimana, i luoghi, le tradizioni, la gente e i rituali che si celano dietro all’inconfondibile sapore dei prodotti tipici emiliano-romagnoli e dei piatti più gustosi ed inimitabili di questa regione, grazie anche ai numerosi pacchetti turistici proposti dalla Regione Emilia Romagna.
Il Wine Food Festival 2012 si concluderà domenica 9 dicembre con il “Cicciolo d’Oro” di Campagnola, nel reggiano, tradizionale gara tra norcini che rende omaggio ad una lunga tradizione locale.

Toscana, Cinquale. Ritratto di artista super/reale di Michele Chiossi

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La Versilia, fin da piccolo, ha rappresentato per me il luogo del mare e del sole. Della spensierata estate. Le foto che ho da bambino al mare, attraverso la qualità del colore, rivelano gli anni in cui sono state scattate. Sono gli anni ’70. Addolciti e soft, sembrano essere solarizzati. Come se la nitidezza chiassosa dei colori, fosse domata dal riverbero del sole. Quasi un flou o un casuale soft focus. Ho ricercato foto di quegli anni che possedessero lo stesso effetto evocativo delle Versiliesi, ma a nessun meridiano o parallelo, nonostante il medesimo decennio, si palesava quella rarefatta, e quasi materica resa della luce che gli scatti in Versilia possiedono.

Sono cresciuto e la curiosità e l’amore per l’arte contemporanea, mi hanno portato verso altre coste: l’East Coast USA. New York è stata la mia casa per otto formativi anni. Anche là, la vicinanza del mare creava effetti di luce abbaglianti, Ma non erano gli stessi. Più freddi, influenzati dai venti del Canada, avevano un’essenza eterea.

In seguito ho capito il mistero. La mia arte me lo ha rivelato. È infatti quella speciale e fortunata combinazione geografica e geologica di vicinanze tra il mare e le portentose Alpi Apuane. Maestose e brillanti racchiudono il prezioso e cristallino marmo. Materia nobile che riesce, con gelida generosità, a restituire la luce, trasformandola e virandone l’intensità, fin quasi ad abbagliarti.

Sono tornato in Italia, attratto dalla lapidea materia e da una mirabile donna, ora mia moglie, dove l’estate trascorriamo felici, mesi di ricarica, nell’amata Cinquale. Località a me sconosciuta, nonostante le scorribande giovanili by night tra Viareggio e Forte dei Marmi, dove inizia la scoperta e appropriazione del territorio.

Il Cinquale sornione e pacato, sembra essere estraneo ai chiassosi riti estivi della Versilia. Ne è parte ma non partecipa fino in fondo. Le sue piccole strade prive di urbanizzazione, da percorrere rigorosamente in bici, verso il Michele Chiossi con una sua scultura mare, sono ombrose e profumate di pini, pitosfori e tamerici, e alternano luce abbagliante a amare scie dell’Elicriso, che tenace, si fa vita tra le dune marine. Ma il meglio lo rivela a Settembre. Completamente abbandonato dai vacanzieri stagionali, ritrova la sua vera essenza. E’ allora che riesce a regalare istanti di silenzio e prospettive bucoliche, già rivelate nel Novecento da pionieri intellettuali e artisti, come Carrà, Morandi, Soffici, Savinio, Longhi. Il caldo umido lascia spazio al Maestrale che secco, regala cieli sospesi e metafisici. E la luce cristallina per effetto solare e geologico, rifrange e hollywoodianamente restituisce, frames da collezione. Un consiglio? Andate sul Ponte delle Cateratte in un giorno terso, e verso l’imbrunire, il tramonto colorerà le Apuane riflesse nel canale Cinquale, di un particolare tono di rosa, che, per qualità cromatica, potrebbe ricordare le solarizzate foto anni ‘70, mentre i tronchi dei pini si infiammano di rosso. E la Letteratura e l’Arte per un attimo, in uno still, saranno super/reali.