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Toscana, Cinquale. Ritratto di artista super/reale di Michele Chiossi

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La Versilia, fin da piccolo, ha rappresentato per me il luogo del mare e del sole. Della spensierata estate. Le foto che ho da bambino al mare, attraverso la qualità del colore, rivelano gli anni in cui sono state scattate. Sono gli anni ’70. Addolciti e soft, sembrano essere solarizzati. Come se la nitidezza chiassosa dei colori, fosse domata dal riverbero del sole. Quasi un flou o un casuale soft focus. Ho ricercato foto di quegli anni che possedessero lo stesso effetto evocativo delle Versiliesi, ma a nessun meridiano o parallelo, nonostante il medesimo decennio, si palesava quella rarefatta, e quasi materica resa della luce che gli scatti in Versilia possiedono.

Sono cresciuto e la curiosità e l’amore per l’arte contemporanea, mi hanno portato verso altre coste: l’East Coast USA. New York è stata la mia casa per otto formativi anni. Anche là, la vicinanza del mare creava effetti di luce abbaglianti, Ma non erano gli stessi. Più freddi, influenzati dai venti del Canada, avevano un’essenza eterea.

In seguito ho capito il mistero. La mia arte me lo ha rivelato. È infatti quella speciale e fortunata combinazione geografica e geologica di vicinanze tra il mare e le portentose Alpi Apuane. Maestose e brillanti racchiudono il prezioso e cristallino marmo. Materia nobile che riesce, con gelida generosità, a restituire la luce, trasformandola e virandone l’intensità, fin quasi ad abbagliarti.

Sono tornato in Italia, attratto dalla lapidea materia e da una mirabile donna, ora mia moglie, dove l’estate trascorriamo felici, mesi di ricarica, nell’amata Cinquale. Località a me sconosciuta, nonostante le scorribande giovanili by night tra Viareggio e Forte dei Marmi, dove inizia la scoperta e appropriazione del territorio.

Il Cinquale sornione e pacato, sembra essere estraneo ai chiassosi riti estivi della Versilia. Ne è parte ma non partecipa fino in fondo. Le sue piccole strade prive di urbanizzazione, da percorrere rigorosamente in bici, verso il Michele Chiossi con una sua scultura mare, sono ombrose e profumate di pini, pitosfori e tamerici, e alternano luce abbagliante a amare scie dell’Elicriso, che tenace, si fa vita tra le dune marine. Ma il meglio lo rivela a Settembre. Completamente abbandonato dai vacanzieri stagionali, ritrova la sua vera essenza. E’ allora che riesce a regalare istanti di silenzio e prospettive bucoliche, già rivelate nel Novecento da pionieri intellettuali e artisti, come Carrà, Morandi, Soffici, Savinio, Longhi. Il caldo umido lascia spazio al Maestrale che secco, regala cieli sospesi e metafisici. E la luce cristallina per effetto solare e geologico, rifrange e hollywoodianamente restituisce, frames da collezione. Un consiglio? Andate sul Ponte delle Cateratte in un giorno terso, e verso l’imbrunire, il tramonto colorerà le Apuane riflesse nel canale Cinquale, di un particolare tono di rosa, che, per qualità cromatica, potrebbe ricordare le solarizzate foto anni ‘70, mentre i tronchi dei pini si infiammano di rosso. E la Letteratura e l’Arte per un attimo, in uno still, saranno super/reali.


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